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A Perugia si studia il Gas che si autoproduce PDF Stampa E-mail
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Progetto del Centro di Ricerche sulle Biomasse presso l'Università umbra.
 
Immetti gas in un punto e lo riprendi in un altro anche a grande distanza. In termini tecnici si chiama vettoriamento del gas. Il vettoriamento è interessante qualora il gas viene prodotto da fonti rinnovabili in questo caso si parla di autoproduzione e rappresenta una delle soluzioni ai problemi di approvvigionamento energetico oggi sempre più diffusi.


A studiarla con un progetto originale è il Centro di Ricerca sulle Biomasse presso l’Università di Perugia, diretto da Franco Cotana.  Se adottato, il progetto permetterebbe lo sfruttamento della rete esistente di metano per trasportare “virtualmente” anche a grande distanza energia rinnovabile sottoforma di KJoule immessi e riutilizzati, sfruttando un sistema di misura innovativo (di portata e potere calorifico).

Gia in Svizzera è possibile immettere Metano prodotto da biogas in rete, in Italia non è previsto.

“I gas da fonte rinnovabile- spiega Cotana, direttore del CRB e Ordinario di Fisica Tecnica Industriale della Facoltà di Ingegneria di Perugia - sono biogas, syngas da gassificazione e gas di pirolisi. Tali gas possono essere prodotti in impianti di misure contenute in virtù del fatto che il problema principale a livello gestionale di tali filiere è dato dal trasporto della biomassa e del prodotto finale. Utilizzare gas da diversi processi produttivi, se da un lato è un vantaggio in termini di produttività e di utilizzo di diverse tipologie di biomasse, comporta la soluzione di alcune problematiche ancora aperte. Perché? I gas hanno caratteristiche chimico-fisiche molto differenti. Quindi si dovrà studiare la disciplina giuridica del vettoriamento e del dispacciamento del gas da fonte rinnovabile attraverso la rete. Come, per esempio, la definizione di uno standard di caratteristiche chimico-fisiche ed energetiche del gas da fonte rinnovabile che verrà immesso nella rete al fine di garantire gli standard attualmente in vigore agli utenti finali del servizio. Poi si dovranno cercare le migliori tecnologie per la purificazione del gas da fonte rinnovabile. Ancora, programmare la quantità massima che si può iniettare/immettere nella rete a seconda del punto di immissione e della potenza della rete. Realizzare un sistema di contabilizzazione per l’analisi della portata e del potere calorifico del gas naturale immesso in rete. Infine certificare la filiera corta e verificare la garanzia d’origine.

L’Università di Perugia, dunque, al centro di una rivoluzione in tema di bioernegie ed efficienza energetica. “L’Ateneo del capoluogo umbro – aggiunge l’ingegnere - sta dando una risposta al mutamento radicale che il settore energia sta subendo su scala mondiale a causa dell’industrializzazione massiccia e repentina di nuovi Paesi, come la Cina. Processo  che ha portato ad un forte incremento di consumo di fonti fossili non rinnovabili e ad una contemporanea difficoltà degli approvvigionamenti da Paesi a rischio, i quali non erano stati previsti nei modelli di calcolo elaborati in passato”. Fondamentale appare lo studio dell’Università perugina sull’autoproduzione del gas. Dopo l’energia elettrica potrebbero nascere quindi gli autoproduttori del gas. Certo, si dovrà studiare come collegare questi ultimi alla rete nazionale di smistamento, ma il problema può essere facilmente superato.

Inoltre lo stesso CRB  con altri partners, tra cui il Politecnico di Torino, l’EnviPark del Piemonte, Fn spa di Bosco Marengo è assegnatario di un progetto di ricerca Fisr che riguarda lo studio, la progettazione e la realizzazione di sistemi innovativi per la produzione di idrogeno mediante energie rinnovabili con ridotto impatto ambientale Interessante quello mediante processi fotobiologici.

Le attività riguardano lo studio dei processi di produzione di idrogeno da sistemi biologici, alghe e batteri, mediante l’impiego di luce solare e artificiale. In particolare la sperimentazione riguarda particolari alghe unicellulari (Chlamydomonas reinhardtii) che, in particolari condizioni sono in grado di produrre idrogeno invece che ossigeno, in presenza di luce. Sono stati allestiti diversi tipi di colture variando la tipologia di terreno e il tipo di illuminazione. Per colture Chlaydomonas (30  per 106 cellule in 400 ml di terreno senza zolfo), sottoposte ad illuminazione artificiale con lampada solare, è stata registrata una produzione massima di idrogeno di circa 286 mmol dopo 14 giorni.

Cinzia Ficco
 
Per gentile concessione di Cinzia Ficco. Il seguente articolo è di proprietà dell'autrice e non può essere riprodotto senza il suo esplicito consenso.

 




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